Disturbo Post-traumatico da Stress: considerazioni
critiche
Arbitrarietà del
concetto di trauma
Il
criterio D: iperarousal
Il
concetto di intrusività
Reazione
iniziale al trauma
Arbitrarietà del
concetto di trauma
Le condizioni "estreme" previste dal criterio A1 del
DSM-IV sono quelle richieste per porre una diagnosi di PTSD secondo
il DSM-IV, ma non le sole che è razionale considerare
traumatiche (Briere, 1997; Carlson, Dalemberg, 2000). Basti pensare,
innanzitutto, a come la mente di un bambino possa vivere con
drammaticità alcune situazioni non rientrati nel criterio
A1, come le liti costanti fra i genitori o una separazione dei
genitori. Ma, in ogni caso, altre condizioni traumatiche possono
certamente essere quelle dell'abuso psicologico, la separazione
ed il divorzio anche se non vissuti nell'infanzia, condizioni
di abuso fisico meno tragiche, la mancanza di sintonizzazione
emozionale nell'infanzia da parte delle figure di accudimento,
importanti cambiamenti di vita, un licenziamento, ristrettezze
economiche protratte o improvvise, gravi alterazioni nella gestione
dell'accudimento di un bambino che non sono previste dal criterio
A1, e così via. Tali condizioni, infatti, non rispettano il criterio
A1 del DSM-IV, ma nondimeno possono minare il senso dell'integrità del
Sè - da un punto di vista psicologico o fisico - ed anche
soddisfare il criterio A2, ovvero suscitare paura intensa, impotenza
o orrore; in sintesi, possono avere un esito post-traumatico,
rispettando anche gli altri criteri posti dal DSM-IV, intrusività,
evitamento, aumento dell'arousal. Di fatto, i criteri adottati
dal DSM-IV per definire che cosa è e che cosa non è un
evento traumatico non hanno un fondamento clinico o teoretico
sufficientemente solido (Carlson, Dalenberg, 2000). In base agli
attuali parametri del PTSD, quindi, molte situazioni stressanti
potenzialmente traumatiche non possono dare origine ad un PTSD,
ma al massimo ad un Disturbo
dell'Adattamento. La realtà clinica dimostra però chiaramente
come sia possibile il generarsi di una sintomatologia PTSD anche
in seguito ad altre situazioni di vita escluse dal PTSD. Di fatto,
lo stesso DSM-IV mentre si accinge ad elencare le situazioni
potenzialmente traumatiche, specifica che tali situazioni potenzialmente
traumatiche «non sono limitate a» quelle incluse nell'elenco.
Il Criterio D: iperarousal
Rispetto al DSM-III-R, il DSM-IV include il criterio dell'iperarousal,
oltre all'intrusività ed all'evitamento, già presenti
nella ormai classica concettualizzazione di Horowitz. Non è affatto
detto però che il criterio D del DSM-IV, cioè l'iperarousal,
sia realmente qualcosa di diverso dall'intrusività e dall'evitamento,
in quanto - almeno in parte - può essere spiegato come
il risultato del continuo bilanciamento fra evitamento ed intrusività (Stephen,
2000). Nel caso in cui, invece, si voglia intendere l'iperarousal
come sintomo squisitamente psicobiologico, esito della sensibilizzazione
cerebrale seguente a uno o più traumi (fenomeno del kindling),
e quindi ormai totalmente autonoma rispetto ad ogni evento di
vita specifico, bisogna notare come possano essere osservate
situazioni cliniche identiche al PTSD, ma in assenza di iperarousal. è allora
necessario porsi la domanda se la diagnosi di PTSD attuale non
debba essere modificata nel senso di una esclusione dell'iperarousal
come criterio indispensabile o se, piuttosto, non sia più corretta
la posizione dell'ICD-10, che non considera l'iperarousal come
essenziale per la diagnosi, ma piuttosto alternativo all'impossibilità di
rievocare importanti elementi mnestici del trauma.
Il concetto di "intrusività"
Il DSM-IV indica chiaramente che per porre una diagnosi di PTSD
ci debba essere un continuo rivivere elementi connessi con gli
episodi traumatici (Criterio B), ma l'osservazione clinica dimostra
che questa specifica non è assolutamente fondamentale
per l'esistenza di un disturbo post-traumatico anche molto importante.
Infatti, proprio a causa del meccanismo di evitamento (Criterio
C) esercitato nei confronti di pensieri, immagini, sensazioni,
emozioni, luoghi o persone che possano in qualche modo richiamare
l'evento, una persona può vivere relativamente libera
da sintomi intrusivi. Il trauma è stato, per così dire, "incapsulato" in
modo efficace. Il fatto che tale evitamento non sia totalmente
efficace e che di fronte ad alcuni stimoli esterni emergano elementi
del trauma con la conseguente sofferenza, è sintomo di
patologia indefinita, ma attualmente - e curiosamente - non di
PTSD. D'altronde, anche l'ottundimento della reattività generale
(Criterio C), presente a volte all'inizio di un PTSD o in una
alcune sue fasi, è frequentemente assente oppure tende
a scomparire con il passare del tempo (l'ICD-10, per esempio,
non lo considera un elemento fondamentale per porre la diagnosi
di Sindrome Post-Traumatica da Stress).
Ci sono molti elementi, quindi, che portano a ritenere sensata
l'introduzione dei concetto di PTSD
in remissione parziale o subclinico o parziale, oppure
che è necessario effettuare delle riconsiderazioni
sul concetto stesso di PTSD, così come attualmente inteso
dal DSM-IV.
Reazione iniziale al trauma
Per
quanto riguarda il Criterio A2, ovvero la risposta iniziale e
soggettiva all'evento, probabilmente è troppo restrittivo
richiedere che una persona abbia sperimentato orrore, impotenza
o paura al momento dell'evento: la reazione al momento del trauma,
infatti, potrebbe essere stata di tipo così marcatamente dissociativo
da rendere sostanzialmente nulla la percezione delle emozioni
richieste dal DSM-IV (Carlson, Dalemberg, 2000). Ci si riferisce
a questo fenomeni come alla dissociazione peritraumatica, caratterizzata
da derealizzazione, depersonalizzazione e lacune mnestiche (Marmar),
fenomeno che inoltre sembra correlato alla gravita del seguente
PTSD. Questa incongruenza appare ancora più paradossale
se si pensa che questi sintomi dissociativi sono invece inclusi
nella diagnosi del Disturbo
Acuto da Stress, frequente antecedente del PTSD. Il meccanismo
della dissociazione, però, riveste un ruolo che sembra
essere molto importante in una tipica manifestazione sintomatica
del PTSD: la fluttuazione tra l'accesso volontario e involontario
ai ricordi traumatici, accesso che va dalla estrema intrusività di
un flashback fino alla amnesia globale per un evento. Molti elementi
lasciano pensare che, in coincidenza di un trauma, si possa verificare
una significativa modificazione dello stato di coscienza, tale
per cui parte delle esperienze traumatiche vengono memorizzate
in stati di coscienza differenti rispetto a quello ordinario,
ed in questo modo producendo una incommensurabilità fra
sistemi mnestici (codifica, immagazzinamento e recupero), ovvero
una dissociazione fra stati di coscienza e reti mnestiche. L'osservazione
di questi meccanismi, la constatazione che in alcune persone è presente
un'effettiva modificazione dello stato di coscienza nel ripresentificarsi
anche di frammenti di ricordi traumatici e, infine, l'osservazione
che tecniche di modulazione dello stato di coscienza - più o
meno ecologiche - consentono di accedere con maggiore efficacia
di altri approcci a materiale mnestico dimenticato o accessibile
frammentariamente, sono alcuni dei principali motivi che portano
alcuni autori a considerare il PTSD come un Disturbo Dissociativo
piuttosto che un Disturbo d'Ansia. In realtà la questione è più complessa
di come possa apparire a prima vista, se non altro per il fatto
che con il termine dissociazione sono state intese una grandissima
quantità di fenomeni fra loro certamente non completamente
omogenei (Cardeña, 1994). Per alcuni autori il temine è ormai
tanto confuso da essere difficilmente utilizzabile (Carlson,
Dalemberg, 2000), mentre per altri conviene intendere per dissociazione
ogni esclusione di informazioni dalla consapevolezza (Briere,
1997), sia che tale operazione sia svolta deliberatamente (consciamente
o inconsciamente) ed in stato di coscienza ordinario, sia che
essa sia il frutto della alterazione e della frammentazione del
processo di memorizzazione causata violente o prolungate alterazioni
biochimiche e/o da radicali modificazioni dello stato di coscienza
(come intende l'approccio psico-biologico di alcuni autori come
ad esempio van der Kolk).
Con ogni probabilità, allora, la caratteristica della
dissociazione peritraumatica dovrebbe essere inclusa nelle modalità della
risposta soggettiva agli eventi stressanti, cioè il criterio
A2 del PTSD, senza peraltro diventare - io credo - una presenza
pregiudiziale. Infatti, a mio giudizio, è possibile la
creazione e/o il consolidamento di disturbi post-traumatici (PTSD
o altro) sia per mezzo della dissociazione che per mezzo dell'evitamento,
sia, come frequentemente avviene, attraverso una loro commistione. |