Psicotraumatologia
Psicoterapia
cognitivo-comportamentale

 
 
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Tecniche covert
L'approccio cognitivo-comportamentale, anche prescindendo dal versante cognitivo in senso stretto, contrariamente a quanto sostenuto da fuorvianti e datati luoghi comuni, non fa riferimento a tecniche impieganti esclusivamente indici comportamentali osservabili. Da alcuni decenni, infatti, può vantare fra il proprio equipaggiamento di base interventi molto sofisticati implicanti sia indici psicofisiologici misurabili, sia risposte e variabili covert, cioè rilevabili solo indirettamente per mezzo dei resoconti introspettivi forniti dai soggetti o tramite risposte osservabili solo successivamente all'intervento effettuato.

Desensibilizzazione sistematica
Oltre alle tecniche di condizionamento verbale di cui abbiamo parlato in precedenza, fra gli interventi covert il più rappresentativo è sicuramente la desensibilizzazione sistematica (DS; Wolpe, 1958, 1969) la cui efficacia, sia nelle applicazioni classiche che in ulteriori varianti (Goldwurm, Sacchi, Scarlato, 1986; Melamed, Siegel, 1980; Sacco, 1994), ha sicuramente contribuito alla diffusione dell'approccio comportamentale fra gli psicologi clinici. Molto sinteticamente l'applicazione classica della DS, fondata sul meccanismo del controcondizionamento, consiste nella ripetuta associazione fra uno stimolo ansiogeno - immaginato - ed una reazione antagonista - abitualmente il rilassamento psicofisiologico - al fine di produrre una progressiva "inibizione reciproca" fra stimolo e risposta così associati. Come conseguenza l'individuo sviluppa gradualmente una reazione più controllata nei confronti di determinati stimoli o contesti, rappresentando ciò un obiettivo ma contemporaneamente anche un mezzo per la produzione di apprendimenti maggiormente adattivi, efficaci e creativi. La DS è efficace nel trattamento dei tossicodipendenti in quanto incide fortemente sui vissuti di ansia ed inadeguatezza così frequentemente commisti alle disabilità assertive ed interpersonali di questi soggetti. Poichè fondata sulle immagini mentali, è anche una tecnica molto maneggevole, consentendo la riproduzione plastica delle più diverse e complesse situazioni interpersonali. è un indubbio vantaggio se applicata nel trattamento di soggetti che, essendo in Comunità, hanno a disposizione un numero ridotto di ambienti sociali dove interagire. Alcuni contesti classici su cui lavorare terapeuticamente, come i ritrovi dei tossicodipendenti, sono poi particolarmente pericolosi in quanto ancorati ad una gran quantità di condizionamenti disadattivi e di ricordi spiacevoli, difficoltà che può essere scavalcata proprio mediante il ricorso a loro rappresentazioni immaginative. La DS permette inoltre un controllo ed un monitoraggio accurato delle strategie di evitamento spesso agite dal tossicodipendente (in coincidenza o anticipatamente a scopo preventivo) nei confronti delle situazioni ansiogene o che comunque sono legate ad emozioni vissute negativamente. Le informazioni così ottenute possono anche essere utilizzate in ulteriori interventi terapeutici, garantendo una maggiore razionalità e completezza dell'approccio clinico. Limite di tali tecniche e di altre a cui accenneremo in seguito, è che necessitano assolutamente della applicazione da parte di uno psicologo esperto, soprattutto se vengono stimolate modificazioni dello stato di coscienza. In tali situazioni, per esempio, non si possono mai escludere imprevedibili abreazioni spontanee di esperienze ad elevata valenza traumatica che necessitano, per essere gestite correttamente, di una specifica formazione dell'operatore.Condizione imprescindibile per l'applicazione di questa forma di DS è l'impiego di una tecnica di rilassamento, classicamente quella elaborata da Jacobson (Goldwurm, Sacchi, Scarlato, 1986; Jacobson, 1928), al fine di produrre uno stato psicofisiologico antagonista rispetto allo stimolo ansiogeno che si intende desensibilizzare. Esistono, comunque, altre tecniche di rilassamento oltre a quella di Jacobson, che necessita di un lungo e noioso apprendimento.

Gli stati ipnotici e di rilassamento si combinano efficacemente con una grande quantità di tecniche, alcune per tradizione appartenenti al filone cognitivo-comportamentale (Cautela, 1966, 1971, 1977; Desoille, 1961; Lazarus, 1977; Meichenbaum, 1985; Sacco, 1994), altre, di tipo psicoanalitico, ad esso estraneo se non proprio in antitesi, perlomeno apparentemente (Balzarini, Salardi, 1987; Fretigny, Virel, 1967; Fusini-Doddoli, 1987; Leuner, 1982; Thomas 1967).